Elettromagnete 8kg 80N IP67 industriale 38x8mm
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Elettromagnete 8kg, 80N, 38x8mm

Elettromagnete di grado industriale completamente incapsulato con forza di tenuta di 80 N.

14,38 €

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Elettromagnete completamente incapsulato di grado industriale.

forza di tenuta 8 kg / 80 N

temperatura limite 103°C

dimensioni 38x38x8 mm

dimensione filettatura M4

lunghezza cavo 200 mm

prezzo per 1 pezzo

La forza di tenuta dell'elettromagnete è determinata a temperatura ambiente (20°C) a contatto con un materiale di acciaio strutturale dolce con superficie lucida per una trazione diretta perpendicolare alla superficie (1 kg ≈ 10 N). Lo spessore minimo dell'ancorante è riportato in tabella (*). In casi eccezionali la differenza del potere di tenuta può essere pari al -10% dei valori indicati.

OEM
AM5680-12-DC
85059021
Il filo
M4
Forza coesiva
80 N
Copertura
IP67
Tipo
Magnetizzazione

Passo 1. Definire i requisiti dell’applicazione

  • Scopo d’uso:

    • Determinare se l’elettromagnete verrà utilizzato per bloccare porte, fissare carichi o in un sistema di automazione.
    • Specificare quale oggetto e quale peso dovrà essere trattenuto.
  • Ambiente operativo:

    • Valutare le condizioni di temperatura – negli spazi chiusi delle macchine può verificarsi un notevole riscaldamento.
    • Considerare anche altri fattori come vibrazioni, polvere o umidità.
  • Margini di sicurezza:

    • Determinare la forza di tenuta necessaria (in newton) con un adeguato margine di sicurezza, affinché il dispositivo funzioni in modo affidabile anche in presenza di variazioni.

Passo 2. Definire i parametri tecnici ed elettrici

  • Tensione di alimentazione:
    • Determinare la tensione disponibile (ad esempio 3 V, 5 V, 12 V, 24 V) e scegliere un elettromagnete compatibile con tale valore.
  • Corrente e potenza:
    • Verificare che alla tensione indicata il dispositivo generi una corrente sufficiente a produrre il campo magnetico richiesto.
    • Ricordare che una tensione troppo alta può causare un eccessivo riscaldamento della bobina (secondo la formula P = I²R), influenzando così le prestazioni.

Passo 3. Scegliere il tipo di elettromagnete

La scelta del tipo corretto di elettromagnete è fondamentale, poiché si tratta di un dispositivo il cui comportamento (forza magnetica, velocità di attivazione/disattivazione, stabilità termica) varia significativamente in base alla costruzione. In questa fase è importante considerare i seguenti aspetti:

3.1. Elettromagneti magnetizzanti e demagnetizzanti
  • Elettromagneti magnetizzanti (tipo standard):

    • Principio di funzionamento: Quando si applica la corrente, la bobina immagazzina energia elettrica e genera un campo magnetico. Questo campo attrae un materiale ferromagnetico (ad esempio un’ancora), chiudendo il circuito magnetico.
    • Applicazioni: Utilizzati in sistemi di sicurezza, per il mantenimento di carichi o in meccanismi di chiusura dove è necessario un fissaggio stabile in modalità attiva.
    • Funzionamento: Durante l’alimentazione mantengono il pezzo attratto in modo stabile. Dopo l’interruzione della corrente, la forza magnetica si annulla, un aspetto importante nella progettazione del sistema di controllo.
  • Elettromagneti demagnetizzanti:

    • Principio di funzionamento: Questi elettromagneti sono progettati in modo che il loro campo magnetico sia “soppresso” durante il normale funzionamento – lo stato magnetico attivo si ottiene solo quando l’alimentazione viene interrotta. In altre parole, quando sono alimentati l’attrazione è minima, e al distacco della corrente si libera il campo magnetico che attrae l’oggetto.
    • Applicazioni: Spesso utilizzati nei sistemi di chiusura dove, in caso di emergenza (ad esempio interruzione dell’alimentazione), porte o componenti devono liberarsi automaticamente. Questo principio si applica anche agli elettromagneti bistabili, in cui un stato è mantenuto da un magnete permanente e l’altro viene temporaneamente annullato dall’applicazione di corrente.
3.2. Altre varianti costruttive e caratteristiche
  • Elettromagneti solenoidi:

    • Struttura: Composti da una bobina avvolta e una parte mobile (ancora o pistone) che viene attratta verso la bobina al passaggio della corrente.
    • Velocità di risposta: Gli elettromagneti solenoidi hanno spesso tempi di risposta molto rapidi, ideali per l’automazione industriale o le serrature elettromagnetiche.
    • Controllo: La loro struttura permette di gestire con precisione i tempi di attivazione e disattivazione, utile in applicazioni dove è necessario sincronizzare il rilascio o il fissaggio.
  • Controllo variabile della forza magnetica:

    • Alcuni sistemi moderni permettono la modulazione della corrente, e quindi la regolazione della forza magnetica in tempo reale. Questa funzione è utile quando le condizioni operative cambiano (ad esempio il riscaldamento progressivo durante un uso prolungato).
    • L’unità di controllo può essere integrata nel sistema e, grazie a sensori (ad esempio di temperatura), regolare automaticamente la corrente di alimentazione per mantenere costante la forza di tenuta.
  • Soluzioni combinate con magneti permanenti:

    • In alcune applicazioni si combinano magneti permanenti con elettromagneti per ottenere uno stato bistabile. In tale configurazione l’elettromagnete trattiene l’oggetto anche senza corrente, ma dopo l’inversione di stato lo rilascia rapidamente. Ideale per sistemi di sicurezza o meccanismi di rilascio di emergenza.
3.3. Integrazione e compatibilità con il sistema di controllo
  • Segnali di controllo:
    • Assicurarsi che il tipo di elettromagnete scelto sia compatibile con il proprio sistema di controllo. Questo include il tipo di comando, la modulazione della corrente, i tempi di accensione e spegnimento e l’integrazione con altri dispositivi di sicurezza.
  • Modulazione e precisione:
    • Nelle applicazioni che richiedono un controllo preciso dell’intensità del campo magnetico (ad esempio nella regolazione differenziale della forza di attrazione), è consigliabile utilizzare elettromagneti con modulazione della corrente. Questo permette di ottenere una forza magnetica regolata con precisione in base alle esigenze dell’applicazione.
3.4. Riepilogo e raccomandazioni di scelta

Nella scelta del tipo di elettromagnete, considera i seguenti punti:

  • Se è necessario che il dispositivo mantenga saldamente l’oggetto durante l’alimentazione, scegliere elettromagneti magnetizzanti.
  • Se l’applicazione richiede che l’oggetto si liberi quando l’alimentazione viene interrotta (ad esempio per motivi di sicurezza), scegliere elettromagneti demagnetizzanti o bistabili.
  • Considerare anche la velocità di risposta e la possibilità di controllo preciso della forza magnetica, se fondamentale per l’applicazione.
  • Infine, verificare che l’elettromagnete scelto possa essere integrato senza problemi nel sistema di controllo per garantire un funzionamento corretto e un monitoraggio in tempo reale.

Passo 4. Gestione termica

  • Riscaldamento previsto:

    • Gli elettromagneti si riscaldano normalmente durante il funzionamento. Alcuni modelli possono raggiungere una temperatura superficiale fino a circa 100 °C.
    • Rispettare le specifiche del produttore relative alla temperatura massima di esercizio.
  • Protezione dal surriscaldamento:

    • Se si prevede un’elevata sollecitazione termica, considerare l’uso di sistemi di raffreddamento aggiuntivi (ad esempio ventole, dissipatori passivi o anche raffreddamento a liquido) per mantenere la bobina entro il range termico raccomandato.

Passo 5. Aspetti materiali e costruttivi – attenzione all’ancora

L’ancora è una parte fondamentale dell’elettromagnete, poiché chiude il circuito magnetico e influisce in modo significativo sulla forza di tenuta. Ecco i dettagli:

5.1. Materiali adatti
  • Ferro dolce e acciai a basso tenore di carbonio:

    • Hanno un’elevata permeabilità magnetica e una bassa coercitività, garantendo il passaggio del flusso magnetico con perdite minime.
  • Acciaio elettrico (al silicio):

    • L’aggiunta di silicio riduce le perdite dovute a correnti parassite e isteresi, migliorando l’efficienza complessiva del circuito magnetico.
  • Leghe ferromagnetiche speciali:

    • Ad esempio permalloy o supermalloy, che offrono un’altissima permeabilità ma hanno costi e requisiti meccanici specifici.
5.2. Materiali non adatti
  • Acciai inossidabili austenitici:

    • Sono generalmente non magnetici o con bassa permeabilità, quindi inadatti per ancore.
  • Metalli non ferromagnetici (alluminio, rame):

    • Poiché non sono ferromagnetici, non possono condurre efficacemente il flusso magnetico.
  • Materiali con impurità indesiderate:

    • Un alto contenuto di carbonio o elementi indesiderati (cromo, manganese, rame in proporzioni errate) può ridurre notevolmente la conduttività magnetica.
5.3. Spessore ideale dell’ancora e calcolo indicativo

L’obiettivo è garantire la chiusura più efficiente possibile del circuito magnetico. In termini di riluttanza magnetica vale:

  R_aria = δ⁄(μ₀A) e R_m = T⁄(μA)

dove:

  • δ è il traferro minimo,
  • T è lo spessore dell’ancora,
  • A è la superficie di contatto,
  • μ₀ = 4π×10⁻⁷ H/m è la permeabilità del vuoto,
  • μ = μ_r·μ₀ è la permeabilità assoluta del materiale dell’ancora.

Affinché la riluttanza del materiale dell’ancora sia molto inferiore a quella dell’aria, deve valere:

  T ≪ (μ/μ₀)·δ

Esempio di calcolo indicativo:
Supponendo un materiale con permeabilità relativa μ_r ≈ 2000 e traferro minimo δ = 0,1 mm (cioè 1×10⁻⁴ m):

  (μ/μ₀) = μ_r ≈ 2000
  T ≪ 2000 · 1×10⁻⁴ m = 0,2 m

Questo risultato teorico mostra che lo spessore dell’ancora può arrivare a diverse decine di millimetri; tuttavia, nella pratica, per elettromagneti piccoli e medi si adottano valori tra 2 e 5 mm per garantire un equilibrio ottimale tra chiusura del circuito magnetico e stabilità meccanica. Per strutture più grandi si possono usare 10–20 mm. Il valore finale dipende dall’applicazione, dalle dimensioni e dalla geometria del contatto.


Passo 6. Requisiti di integrazione e montaggio

  • Montaggio:
    • Garantire un posizionamento stabile e preciso dell’elettromagnete, assicurando che le superfici di contatto (ancora ed elettromagnete) siano perfettamente allineate e che il traferro sia minimo.
  • Controllo e comando:
    • Verificare che l’elettromagnete sia compatibile con il sistema di controllo e che consenta una precisa temporizzazione di accensione e spegnimento, fondamentale nei cicli ripetitivi e nel monitoraggio termico.

Passo 7. Test e validazione

  • Test di laboratorio:
    • Prima dell’installazione definitiva, misurare la forza di tenuta in condizioni simili a quelle reali, includendo cicli di temperatura, per verificare la conformità dell’elettromagnete alle specifiche.
  • Simulazioni operative:
    • Simulare le condizioni in cui la bobina si riscalda e verificare che la forza di tenuta non scenda al di sotto del valore richiesto e che non si verifichi degradazione dei materiali o dell’isolamento.

Passo 8. Revisione e ottimizzazione del progetto

  • Analisi dei risultati dei test:
    • Se durante i test emergono problemi (ad esempio surriscaldamento eccessivo o riduzione della forza magnetica dovuta a spessore non corretto dell’ancora), apportare modifiche al progetto.
  • Consultazione con il produttore:
    • In caso di dubbi sui parametri dei materiali o della costruzione, consultare il supporto tecnico o il produttore per ottimizzare il progetto.

1. Cos’è un elettromagnete di mantenimento e come funziona?

  • Un elettromagnete di mantenimento è un circuito magnetico aperto che, quando alimentato in corrente continua, genera un campo magnetico che attrae un oggetto ferromagnetico verso la superficie attiva del polo. Dopo l’interruzione della corrente, perde la maggior parte della sua forza e non trattiene più l’ancora (eccetto una minima remanenza).

2. Quali materiali possono essere trattenuti da un elettromagnete?

  • Gli elettromagneti attraggono solo materiali ferromagnetici con un alto contenuto di ferro, come l’acciaio a basso tenore di carbonio. Metalli come alluminio, ottone o oro non sono adatti poiché non sono influenzati dal campo magnetico.

3. Come viene indicata e misurata la forza di mantenimento?

  • La forza di mantenimento è indicata come il peso o la forza che il magnete può sostenere in un test di sospensione. La misurazione viene eseguita su un’ancora in acciaio standard con uno spessore di 0,250″ (≈6,35 mm), testando solo la forza di separazione assiale senza l’influenza di forze di taglio.

4. Come influisce il traferro sulle prestazioni?

  • Anche un sottile strato di sporco, vernice o irregolarità tra il polo e l’ancora crea un traferro che aumenta esponenzialmente la riluttanza magnetica e riduce drasticamente la forza di mantenimento. Il contatto completo e superfici pulite e lisce sono quindi essenziali per ottenere le migliori prestazioni.

5. Perché l’elettromagnete si riscalda e come evitarlo?

  • L’elettromagnete si riscalda a causa delle perdite Joule nella bobina (P = I²·R). Per ridurre il surriscaldamento, si consiglia di:
    • utilizzare un numero maggiore di spire e una corrente minore (perdite I²R inferiori) oppure un filo più spesso,
    • adottare un funzionamento intermittente (duty cycle) per consentire il raffreddamento,
    • montare il magnete su un dissipatore metallico o raffreddarlo con una ventola.

6. Che cos’è il duty cycle e come sceglierlo?

  • Il duty cycle (ED – Einschaltdauer) indica la percentuale di tempo in cui il magnete può essere alimentato in modo continuo senza superare la temperatura massima superficiale (ad esempio, 25 % ED significa 1 min ON / 3 min OFF). Per un duty cycle del 100 %, è necessario un magnete con una migliore capacità termica o un sistema di raffreddamento attivo.

7. Come proteggere la bobina e l’elettronica dai picchi di tensione?

  • Quando la corrente viene interrotta, l’avvolgimento induttivo genera picchi di alta tensione. Per limitarli, si utilizzano:
    • diodo di ricircolo (flyback / freewheeling diode) in parallelo con la bobina,
    • oppure una rete RC (snubber) o un diodo transil.

8. A cosa servono i modelli demagnetizzanti (energize-to-release)?

  • I modelli demagnetizzanti, dopo lo spegnimento:
    • invertono attivamente la polarità (impulso inverso),
    • utilizzano la risonanza RLC per neutralizzare la magnetizzazione residua.
    Ciò garantisce un rilascio rapido e affidabile dell’ancora.

9. Qual è la differenza tra i tipi fail-safe e fail-secure?

  • Fail-safe (mantiene solo con alimentazione): Mantiene la forza solo quando è alimentato; in caso di interruzione di corrente si rilascia – adatto per serrature di emergenza o applicazioni di sicurezza.
  • Fail-secure (rilascio con alimentazione): Rimane chiuso anche senza alimentazione (es. magneti elettropermanenti); si rilascia solo dopo un impulso attivo – ideale per applicazioni di sollevamento o bloccaggio dove il rilascio accidentale è inaccettabile.

10. Come eseguire l’installazione e la manutenzione?

    • Pulizia e planarità delle superfici: prima dell’installazione, pulire le superfici di contatto da polvere, olio e ruggine.
    • Contatto diretto: il magnete e l’ancora devono aderire perfettamente, senza forze laterali.
    • Controllo periodico: verificare lo stato dell’isolamento della bobina, la solidità del fissaggio e la pulizia dei contatti, soprattutto in ambienti polverosi o oleosi.

Importatore per l'UE: AMPUL SYSTEM s.r.o., Čsl. armády 641/40, 78701 Šumperk, Repubblica Ceca,